Percorsi Verdi

Percorsi verdi la mostra sul verde a Sesto S. Giovanni

e tante, tante iniziative verdi

inaugurazione 19 aprile 2012 alle 18 chiusura il 29 giugno

All’Urban center e in tutta la città, una grande rassegna di eventi ad alta densità verde.

Una mostra dedicata al verde sestese e tanti incontri per parlare di parchi, orti, microgiardini, giardini storici.

L’occasione per inaugurare insieme giardini rimessi a nuovo e suggestivi allestimenti, per partecipare a una scampagnata in bicicletta e a spettacoli teatrali all’aperto.

I protagonisti? Architetti, paesaggisti famosi, green designer, esperti di verde storico… e soprattutto voi, cittadini e gruppi, che il verde lo praticate, lo amate e lo fate crescere giorno dopo giorno.

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Intervento di riqualificazione presso la “Scuola Statale Quinqueremi”di Ostia con la realizzazione di uno spazio ludico per attività formative a cura di “Animum Ludendo Coles”

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Milano riletta attraverso l’acqua: una proposta per l’Expo 2015

Un progetto con la Facoltà di Ingegneria del Politecnico. Gli studenti del Master in Urban Vision and Architectural Design (MUVAD) di Domus Academy rileggono Milano attraverso l’acqua: un progetto per l’Expo.
L’Acqua è il tema del progetto: il complesso legame tra questo elemento e Milano. L’obiettivo è quello di cogliere la complessità della natura dell’elemento acqueo e ricollegare in un progetto i tre elementi che caratterizzano e definiscono il rapporto acqua-città: la storia, la tecnologia e il design. Per la sua realizzazione saranno usati gli spazi della città, la sua struttura urbana e i suoi edifici.
Un progetto che, mettendo al suo centro l’acqua, si pone facilmente a servizio della tutela dell’ambiente e della sostenibilità ambientale, data l’importanza dell’acqua per garantire la vita degli esseri umani e le problematiche legate alla scarsità d’acqua nel modo odierno e in quello del vicino futuro.

Acqua come elemento di rinnovamento
Il Master di Urban Vision and Architectural Design sul tema “l’acqua come elemento di rinnovamento dei sistemi urbani complessi”, ha avuto inizio a settembre 2010 per la durata di 12 mesi, ed è realizzato in collaborazione con la Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano, Dipartimento di Idraulica e Territorio, avendo come interlocutore finale l’EXPO di Milano.

Cinque aree tematiche
Al termine del corso del Master, fine settembre 2011, i lavori realizzati nel corso dell’anno saranno esposti in una mostra aperta al pubblico e poi raccolti in un catalogo. Il corso è strutturato in cinque aree tematiche: Tools and languages: l’osservazione del territorio come luogo di sperimentazione e applicazione dei progetti. L’analisi presterà particolare attenzione alle relazioni che l’acqua ha con i contesti urbani in cui è presente nelle sue diverse forme; “Strategy and vision”: l’acqua come unico elemento, il principale motore del disegno, della struttura, delle forme del paesaggio urbano; “Architectural link”: le relazioni che attraverso l’acqua si potrebbero costruire con il mondo del design, dell’arte o dell’ingegneria idraulica, per collegare tutte le discipline fondamentali per una buona architettura, che sia a servizio della tutela dell’ambiente e della sostenibilità ambientale; “Urban and landscape design”: la ricerca di soluzioni innovative per Spazi Urbani vivibili: il valore aggiunto dell’acqua per ridefinire i canoni estetici; “Architectural and building design”: l’acqua, presenza nascosta, discreta e importante all’interno degli edifici, sarà usata per definire nuovi canoni estetici integrati con i nuovi “linguaggi verdi”, per garantire la tutela dell’ambiente e la sostenibilità ambientale.

Una città d’acqua
Spesso si è tentati di ridefinire e raccontare come Milano sia una città d’acqua e come dall’acqua, in passato, abbia tratto parte della sua ricchezza, della sua cultura e della sua attuale forma urbana, che ne ricalca i tracciati divenuti col tempo elementi generatori per il disegno e la programmazione della crescita della città” dichiara Gianandrea Barreca, Architetto e responsabile del Master di Urban Vision and Architectural Design. “Se è vero che Milano è una città d’acqua è altrettanto vero che questo importante elemento è invisibile, interrato, insomma nascosto alla vista e indifferente alla vita pubblica della città e dei suoi cittadini, un progetto innovativo, per fare dell’acqua l’elemento di rinnovamento dei sistemi urbani complessi”.

Una nuova identità professionale
Con il MUVAD Domus Academy propone una visione in cui competenze di progettualità, architettura, design, analisi sociale e antropologica convergono per creare una nuova identità professionale, in grado di ripensare lo spazio urbano.
Domus Academy, fondata a Milano nel 1982, è stata la prima scuola post-graduate di Design in Italia. Il suo approccio formativo e di ricerca si basa su metodologie progettuali avanzate capaci di anticipare i bisogni di una società in continua evoluzione dal punto di vista culturale, economico e sociale: un grande laboratorio di ricerca ed esplorazione di scenari futuri. La presenza di team multidisciplinari, la provenienza di studenti da tutto il mondo, la vocazione alla ricerca, tipica del design italiano, sono le componenti più importanti, che caratterizzano l’ambiente di lavoro e di studio della scuola.

Interessante anche il video:
Domus Academy rilegge Milano attraverso l’acqua

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Nuove tendenze del paesaggio urbano: non solo giardino.

Avevamo dato notizia su questo blog del convegno organizzato organizzato da Aiapp (Associazione Italiana Architettura del Paesaggio) ed Associazione Verdi Segni (gruppo di ex studenti del corso di progettazione del verde). Quest’ultima è una new entry dell’associazionismo culturale con pochi anni di vita ma già sufficientemente vitale e dimostra che anche nel mondo delle associazioni qualcosa sta cambiando, che il messaggio “l’unione fa la forza” comincia a passare e ben prosperare.
Il convegno si proponeva di fare il punto sulla attuale situazione del progettare il verde in ambito urbano e, vista la folta affluenza di pubblico, possiamo dire che l’obiettivo è stato raggiunto.
Vediamo ora cosa ci hanno trasmesso i relatori che si sono alternati nella giornata.
Alcuni concetti nuovi ed altri già ascoltati in altri ambiti ma nel complesso il risultato raggiunto è stato positivo.

In sintesi ecco i concetti emersi:

– voglia di campagna anche in città, sempre più prepotente è la richiesta di occupare spazi liberi o degradati per creare orti e spazi pubblici facilmente governabili ed usufruibili.

– Nuova visione dei giardini condominiali: non più spazi residuali in cui l’impresa edile piantava quanto d’avanzo nel garden più vicino, ma spazi progettati insieme all’architettonico dove il nome del codominio (le betulle, bosco verde….) corrisponde anche ad un nuovo modo di concepire il vivere comune, con la possibilità di aprire questi nuovi spazi anche alla cittadinanza.

– La formazione di piccoli ambiti come corti storiche rivisitate, spazi ora coperti e dedicati al verde indoor, loft riabitati e trasformati anche per dare spazio al verde… verde che può diventare verticale, arrampicandosi sulle facciate con una sua fisonomia ed un suo particolare carattere che ben si discosta dall’uso di specie rampicanti (uniche specie finora utilizzate a tale scopo) come ben dimostrano i progetti di Patrick Blanc che ha saputo coniugare natura ed estetica ricreando mondi verdi su facciate, muri cupi, corti buie.

– L’uso sapiente delle specie da utilizzare dalle bulbose agli arbusti purchè la scelta sia consapevole ed appropriata al luogo che le ospiterà.

– Il caso di CITY LIFE e l’esperienza di GREEN ISLAND.

– L’impressione di un fotografo che attraverso le sue nostalgie e ricordi ha mostrato un’anima paesaggistica emozionante.

– Pareri severi di teorici del paesaggio che hanno ricalcato il significato odierno della progettazione del vede urbano, un tempo uno spazio da progettare per mettere in risalto le belle cortine urbane (piazze storiche), oggi vuoti urbani da riempire al meglio per nascondere brutte cortine che si preferisce non guardare e non far ricordare.

– “La felicità dell’uomo non si misura con i mq di prato a disposizione”, ovvero la città vista non più come un insieme di forme architettoniche ma un territorio di uomini……dieci consigli per una nuova Carta di Atene.

– infine, un verde accessibile sotto ogni casa, accessibile con i mezzi pubblici e mai troppo lontano da non potersi raggiungere a piedi, curato e curabile magari dagli stessi fruitori.

Se si realizzasse la metà di quanto ipotizzato e se si mantenesse in buona salute quello già realizzato potremmo già essere soddisfatti!

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L’isola che c’è.

Animum Ludendo Coles  è una originale realtà che da anni opera contribuendo concretamente a recuperare e mantenere viva l’antica cultura di artigianato artistico italiano che ha determinato per secoli la qualità, l’armonia, la bellezza e l’originalità dei nostri centri urbani. Gli interlocutori naturali sono Pubbliche Amministrazioni, studi professionali, circoli didattici, enti, associazioni, imprese e quanti sinceramente interessati a sviluppare la diffusione del gioco, la promozione dell’artigianato artistico, del “made in Italy” e delle arti applicate, dei materiali naturali e delle lavorazioni tradizionali nella realizzazione di spazi urbani durevoli e sicuri, più accoglienti e vivibili, fortemente stimolanti e aggreganti.

Un approccio sereno di ascolto delle esigenze e problematiche degli interlocutori, il costante miglioramento delle prestazioni, l’entusiasmo e il forte spirito di squadra, sono le prerogative che hanno permesso in questi anni ad Animum ludendo Coles di ottenere il consenso e la fiducia dalle più diverse realtà in cui ha operato.

Per informazioni: www.ludendo.it

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Si prega di calpestare le aiuole.

Esistono degli spazi che possono farci “star bene”, dei paesaggi che curano? Come sono progettati? Cosa sono gli “healing garden”?
Healing garden trova in italiano la modesta traduzione di “giardino terapeutico o giardino che cura” e fa riferimento all’utilizzo delle piante e del giardino per la cura e riabilitazione dell’essere umano. Si basa sul presupposto, dimostrato scientificamente, che la vista e il contatto con il “verde” diminuiscano il livello di stress delle persone, migliorandone l’umore, aiutando a sopportare meglio il dolore, la depressione, e addirittura stimolando la ripresa dell’organismo in fase di convalescenza. Nello specifico, la percezione sensoriale, la coordinazione motoria, la soluzione creativa dei problemi, sono efficacemente stimolate e potenziate dagli healing garden. Essi possono rappresentare una terapia di sostegno alle tradizionali cure mediche, e sono utilizzati dagli anni ‘70, inizialmente negli Stati Uniti e in Canada e successivamente in Nord Europa, in percorsi terapeutici con persone affette da dipendenze, detenuti, disabili fisici e mentali, malati neuropsichiatrici, anziani, bambini, e nondimeno al personale di sostegno degli stessi malati (medici, infermieri, operatori, volontari in genere). Esiste sul tema un’ampia letteratura, perlopiù di origine americana o nordeuropea.
In un’accezione più stretta, l’ortoterapia, fa riferimento allo stesso principio del healing garden, ma più specificatamente “attiva”, viene intesa come l’insieme delle pratiche di giardinaggio quale strumento per la riabilitazione di individui con traumi psichici e fisici. L’ortoterapia può contribuire a favorire la reintroduzione nella società e nel mondo del lavoro di fasce deboli della popolazione. Essa, specie se condotta all’aperto, contribuisce a ridurre l’irritabilità, la pressione arteriosa, rafforzare la resistenza allo stress, inibire gli stati ansiosi e facilitare la predisposizione al buon umore, esaltare le proprie capacità e quindi infondere fiducia a se stessi.
In Italia le esperienze che si raccolgono attorno ai temi del paesaggio terapeutico e delle fattorie sociali stanno diventando via via sempre più numerose. Le strutture cui in cui sperimentare la progettazione su questi temi sono molteplici: ospedali, residenze per anziani, nuclei Alzheimer, residenze socio assistenziali protette, hospice, asili, case di detenzione.
“Si prega di calpestare le aiuole”, recitava un noto cartello esposto all’orto botanico di Sidney. Questo invito riassume efficacemente il significato e la dimensione dell’approccio progettuale da seguire quando si sceglie di progettare “spazi terapeutici”. Il consiglio per i fruitori di appropriarsi degli spazi, sentire i profumi, osservare le forme e i colori, è il suggerimento a trasgredire, ovvero, a rivedere il modo più comune e, probabilmente più tradizionale, di attraversare e vivere il giardino, l’orto, il paesaggio.

Come procedere dunque nel lavoro progettuale? In primo luogo, si parte dall’individuazione di un linguaggio condiviso di lettura e di codifica dei bisogni delle persone, elemento possibile solo integrando profili professionali diversi e coinvolgendo nell’esperienza progettuale psicologi, sociologi, psichiatri educatori, terapisti e quanti impegnati in questi ambiti. Secondariamente, c’è una fase di trasposizione di tale linguaggio in elementi costitutivi di un progetto di paesaggio in cui attuare e sperimentare le riflessioni fatte.

Uno spazio può curare, nella misura in cui consente alle persone di muoversi autonomamente in esso, lì dove in cui offre stimolo, ma anche sicurezza; quando assicura la possibilità di avere dei momenti di raccoglimento ma favorisce anche la socialità, quando è in grado di attivare/controllare processi cognitivi legati alla percezione, all’attenzione, alla memoria, come al pensiero e alle emozioni.
Uno spazio è vivibile nella misura in cui è ri-conoscibile, o meglio conoscibile, in altre parole, la sua organizzazione può essere letta con relativa facilità. E’ uno spazio nel quale è agevole orientarsi e muoversi, uno spazio facile da abitare, da attraversare, caratterizzato da estrema semplicità. Esso trasmette fiducia, pone i suoi utenti in condizione di leggerlo, di interpretarlo, di riconoscerlo e quindi di af-fidarsi a esso. L’intenzione del lavoro di progettazione di aree destinate alla cura del disagio è di ri-disegnare luoghi per le persone, spazi ergonomici, che – come tali -, favoriscano l’attivazione di funzioni terapeutiche. Il livello di ergonomia di uno spazio è connesso alla qualità del rapporto tra le persone e gli spazi stessi, determinata dalla sicurezza, dall’adattabilità, dall’accessibilità, dalla conoscibilità e semplicità di fruizione dei luoghi.
In quest’ottica, gli spazi contengono segni in grado di favorire l’attivazione di processi cognitivi specifici e correlati alla cura. Così un’area racchiude segni riconoscibili che compongono gli spazi aperti, e che consentono di riconoscerne i confini. Rispetto alla componente vegetazionale, l’approccio progettuale è orientato a preferire piante la cui gestione e manutenzione possa essere operata in parte dagli utenti stessi, per questo sono da evitare specie vegetali che possono rappresentare un pericolo perché allergeniche o tossiche, o perché hanno caratteristiche sgradevoli, quali spine, foglie acuminate, parti urticanti o odore spiacevole; ancora, scegliendo specie che possano adattarsi e “resistere” anche a interventi di coltivazione, potature, concimazioni o irrigazioni da parte di persone non sempre esperte.

Ancora, il progetto deve rispettare la naturalità dei luoghi, l’ecologia del paesaggio, cercando di valorizzare la varietà delle specie esistenti, della diversificazione strutturale e compositiva delle specie, degli habitat, dei microclimi, per accrescere la capacità di autorganizzazione e d’integrazione di tutti i componenti abiotici e biotici presenti in natura, e coniugare allo stesso tempo, un’elevata valenza paesaggistica, culturale, e ovviamente, terapeutica. La progettazione deve tener conto dell’ecosostenibilità del progetto e della gestione, di parchi, giardini, orti e frutteti secondo i criteri dell’agricoltura biologica, per generare il minimo impatto ambientale da un lato e per consentire di svolgere le attività di manutenzione in piena sicurezza anche dagli utenti, senza contatto con sostanze chimiche tossiche.
Il lavoro di ricerca e l’esperienza professionale sui temi legati alla progettazione del paesaggio in strutture destinate alla terapia mostra come più che a un metodo progettuale, sia necessario riferirsi a un approccio. Un approccio che muove dalla profonda convinzione che siano i luoghi e le persone che li abitano a suggerire i temi progettuali. Il progetto deve leggere i caratteri storici e morfologici, le trasformazioni, i segni antropici di un luogo, come interrogarsi rispetto alle necessità, alle paure, ai desideri di coloro che in quei luoghi cammineranno, lavoreranno, giocheranno o saranno curati in quei luoghi. Al di là dei temi strettamente legati a strutture terapeutiche, uno spazio ben progettato è uno spazio bello da abitare, e questo è particolarmente importante anche rispetto alla qualità del progetto dello spazio pubblico, per questo molte delle considerazioni fatte fin qui valgono anche per i parchi e i giardini delle nostre città.
Per informazioni: www.studio2cv.it

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Romagna (mamma) mia!

Siamo stati colpiti da alcuni particolari di arredo urbano di una conosciuta e frequentatissima località turistica romagnola.
La giornata invernale, limpida e soleggiata, metteva bee  in evidenza un numero consistente di pali e cartelli segnaletici accostati alle più variegate tipologie di lampioni. Nello spazio di pochi metri, sullo stesso incrocio: ghisa, acciaio, alluminio…

Anche per quanto riguarda gli arredi e le sedute è molto interessante l’accostamento, nella stessa via, più esattamente sullo stesso lato della via, fianco a fianco, di due tipi di panchine assolutamente diverse, sia per forma, sia per materiale, accostate a fioriere rettangolari “naturalmente” in legno, ad ecologici portarifiuti tondi in vetroresina bianca (che staccano) e ad un comodo portabiciclette in acciaio e cemento ornato in ghiaino. Il tutto rigorosamente in precario equilibrio in pochissimi metri quadrati.

Non meno interessante quello che succede sotto i nostri piedi: materiali, i più diversi che fanno strage di tutta l’antica tradizionale attenzione stilistica della quale l’Italia ha potuto vantarsi per secoli. Nella stessa amena località è facile imbattersi in veri e propri campionari di mattonelle… tutte banali, diverse come forma, dimensioni e materiale… giusto quel tanto per creare quel bell’effetto da “boutique della piastrella”. Forse, colpevolmente, non abbiamo apprezzato l’intenzione di creare degli originali mosaici o delle artistiche decorazioni, o più facilmente l’affermazione del “buongusto” del tecnico o dell’amministratore…

Se questo è il senso del bello che molte cittadine turistiche riescono a “esprimere” e quindi a comunicare ai tanti villeggianti e turisti stranieri, non c’è da meravigliarsi che il “made in italy”, il glorioso stile italiano sia in caduta libera…

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